PER UN PIANO DI SOSTENIBILIT└ DELLA MEDIAZIONE - CONCILIAZIONE NEGOZIATA.

Per un piano di sostenibilitÓ della mediazione - conciliazione negoziata.

INQUADRAMENTO DEL TEMA


 


La proposta per un piano di sostenibilità del sistema delle procedure di conciliazione nasce di fronte ai seguenti dati:


 


1)    Il Ministero dello Sviluppo Economico ha deliberato il bando per il sostegno alla conciliazione paritetica che durerà per tutto il 2013. Il Bando prevede il riconoscimento e il sostegno per le conciliazioni paritetiche che non ricevano alcun compenso e che dipendano da procedure di conciliazione negoziate tra AA.CC e Aziende


2)    Si tratta di un secondo Bando, il Primo di alcuni anni orsono è stato gestito tramite Unioncamere. L’attuale tramite Invitalia .


3)    Il problema nasce dal fatto che il riconoscimento e il sostegno con interventi istituzionali come quelli dei due bandi sono temporanei , una volta esauriti fanno ricadere inevitabilmente le associazioni dei consumatori con i loro sportelli , operatori e conciliatori nella condizione di insostenibilità


4)    L’obiettivo che da tempo la Lega Consumatori si pone è quello di costruire un sistema in grado di assicurare una sostenibilità sufficientemente stabile alla conciliazione paritetica .


5)    Una ipotesi che può essere verificata sul percorso indicato è quella di costruire un Fondo Conciliazioni allocabile ad es. presso Invitalia che accolga risorse derivate da multe antitrust ma anche da aziende così da renderlo più robusto e continuativo e in questo modo assicurare una condizione di sostenibilità della conciliazione paritetica più concreta e duratura .


 


Sulla proposta si è registrata una disponibilità all’approfondimento da parte istituzionale : la proposta mira a creare intorno ad essa una adesione ampia e un possibile fronte comune tra associazioni di consumatori e imprese.


 


 


PROPOSTA


 


 


PER UN PIANO DI SVILUPPO E SOSTENIBILITA’   DEL SISTEMA DELLE PROCEDURE DI MEDIAZIONE PARITARIA NEGOZIATA.


(  la crisi di sostenibilità si supera sul percorso dell’attuazione piena della pariteticità.)


 


1)    INTRODUZIONE


 


Il modello ADR  costruito mediante negoziazione tra imprese e associazioni dei consumatori ebbe la sua definizione nel lavoro preparatorio della CONFERENZA PROGRAMMATICA D MILANO CNCU-REGIONI di Milano del 13-13 dicembre 1999. Il nuovo modello era in fase di sperimentazione , fu oggetto di approfondimento e fu trovato pertinente denominarlo: conciliazione paritaria ( Relazione Praderi)


 


Le procedure di mediazione paritaria negoziata hanno avuto nell’ultimo decennio una diffusione insperata e imponente


. Punto di partenza è stato il nuovo regolamento Telecom AA.CC sottoscritto il 10 marzo 2004, basato su uno schema che recepiva efficacemente le indicazioni della raccomandazione 1998/257/Ce, la risoluzione del Consiglio d’Europa del 25 maggio 2000, la Raccomandazione 2001/310/Ce (tutte citate nell’articolo 141 del Codice del Consumo).


Tale schema con alcune innovazioni e adattamenti è stato fatto proprio da oltre 20 procedure negoziate tra AA.CC e grandi aziende italiane . Si è trattato di una sorta di espansione orizzontale di uno strumento che in partenza era stato costruito su basi culturali moderne e innovative poi lasciate via via disperdere per lasciare spazio a motivazioni più utilitariste, responsabili, a nostro avviso, della perdita progressiva di spinta innovativa della esperienza


Si è trattato di un modello e di uno strumento validi nel rapporto tra consumatori e imprese, un rapporto notoriamente impari per effetto delle asimmetrie (asimmetria informativa, asimmetria contrattuale , asimmetria organizzativa). Per trattare da pari a pari con l’impresa il consumatore si affida, cioè  delega l’associazione dei consumatori, instaurando con essa un rapporto fiduciario . Con modalità diverse lo stesso avviene sul versante del rapporto fra associazione e impresa: la procedura negoziata parte dal riconoscimento della associazione come stakeholder, portatore di interessi verso l’azienda. Essa negozia la procedura affidando , delegando l’associazione  a fare da intermediario facilitatore per la composizione pacifica della controversia e per il recupero di un rapporto con il cliente. Si tratta di procedimento di giustizia coessenziale; il vantaggio rispetto al procedimento giudiziario sta nel fatto che la gestione del reclamo e della controversia non provocano automaticamente l’interruzione e la fine del rapporto tra i consumatori e l’impresa, al contrario divengono l’occasione per conservarlo rinnovandolo. Per questo sosteniamo che la mediazione- conciliazione negoziata veicola contenuti della cultura della mediazione che anche cultura di pace.


 


 


 


2)LA PERCEZIONE DEL RUOLO DI SOGGETTO TERZO DELLE ASSOCIAZIONI E DEI LORO CONCILIATORI.


 


Avviando la riflessione presso Consumers Forum, che è luogo di cultura della responsabilità della responsabilità sociale di impresa, siamo chiamati a cogliere il ruolo di un soggetto terzo diverso da quello “neutrale“distaccato “super partes” richiamato dalle indicazioni classiche, a partire da quelle comunitarie a garanzia del principio di indipendenza e imparzialità, ma di un soggetto terzo poco conosciuto e riconosciuto, il “terzo fiduciario “ rappresentato dalla associazione dei consumatori e dal suo mediatore- conciliatore che storicamente si dimostra di concreta, e determinante utilità per due parti a confronto: l’impresa e il consumatore, entrambe le parti a confronto per controversie insorte tra loro, che restano autonome nel decidere, e che vengono aiutate dalla associazione e dal suo conciliatore a  comporre pacificamente le controversie tra di loro. In questo quadro l’associazione e il suo conciliatore non sono controparte, le due parti sono e restano l’impresa e il consumatore.


Si tratta di un soggetto e  di un ruolo costruiti sopra tutto in Italia nella collaborazione fra aziende e associazioni dei consumatori e qui nasce la specificità italiana nella esperienza ADR che va sotto il nome di conciliazione-mediazione paritaria .


 


3) IL SISTEMA DELLE PROCEDURE DI MEDIAZIONE PARITARIA  NEGOZIATA E IL SUO RUOLO NELLA CRISI.


 


Si tratta di un sistema rappresentato e sostenuto da una rete di sportelli diffusa in tutto il territorio nazionale alla quale si rivolgono quotidianamente un numero elevato di persone per ottenere risposte per reclami e controversie non ottenibili per altre vie e da altri soggetti, dato che il ricorso ad essi per il costo e per il tempo necessario costituiscono un gioco che non vale la candela.


E’ tutta la serie molto ampia e diffusa delle pratiche cosiddette “bagatellari” per le quali,  in mancanza di un intervento dello sportello e del conciliatore consumerista, viene a perpetuarsi l’antico principio giuridico del danno che giace dove cade.


E’ un danno che si compone sovente di un aspetto economico da riconoscere, di pratiche scorrette, imbrogli, raggiri, e che finisce per delineare un quadro di reale e diffuso  problema sociale il quale ha a che fare oggi concretamente con la necessaria difesa delle persone e delle famiglie che soffrono la condizione di povertà.


 


4) IL SISTEMA DELLE PROCEDURE DI MEDIAZIONE PARITETICA NEGOZIATA E E LA CRISI DELLA SUA SOSTENIBILITA’


 


Non dobbiamo dimenticare che le procedure di mediazione negoziata tra AA.CC e aziende sono debitrici di un forte impulso iniziale da parte della Commissione Europea con i progetti pilota conciliazione e arbitrato Sip-Telecom - associazioni dei consumatori appoggiati in Italia dal Ministero delle Attività Produttive e dal CNCU.


Conclusa la fase pilota l’esperienza è stata sostenuta in modo continuativo dal volontariato delle associazioni dei consumatori, dalle Banche nelle vicende Bond Cirio, Parmalat ecc e per una parentesi biennale con il progetto conciliazioni coordinato da Unioncamere e per finire recentemente dal progetto conciliazione della Autorità per l’energia. In sintesi il costo degli sportelli per la gestione dei reclami e delle conciliazioni per la parte delegata dai cittadini alle associazioni ha gravato strutturalmente in misura largamente prevalente sulle associazioni dei consumatori .


Ora anche queste sono coinvolte pesantemente dalla crisi: ciò a causa del dirottamento delle risorse delle multe antitrust verso altri impieghi decisi senza interpellare i consumatori, diretti interessati, e le associazioni che democraticamente li rappresentano e contestualmente per l’impoverimento delle persone e delle famiglie quali soggetti che le associazioni aggregano e ai quali si rivolgono .


Questo processo ha concorso in modo determinante  a rendere insostenibile il sistema delle procedure di mediazione negoziata tra AA.CC e imprese.


La condizione di insostenibilità così determinatasi rischia di essere colta con un atteggiamento di rassegnazione come se fosse una sorte ineluttabile.


Tale insostenibilità non viene dichiarata o denunciata per senso di responsabilità delle associazioni dei consumatori, perché indipendentemente da essa la domanda di conciliazione-mediazione paritaria c’è, tende a crescere e si intreccia sempre di più con le difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese. E’ la gente a chiedere alle associazioni di tutelarla intervenendo nonostante tutto, cioè nonostante la progressiva impossibilità  delle associazioni di sostenere i costi vivi degli sportelli ed i rimborsi dei conciliatori.  La via d’uscita pertanto sta nell’affrontare la condizione d’insostenibilità del sistema della mediazione – conciliazione negoziata e per farlo è necessario compiere una seria analisi delle cause, elaborare proposte concertare e realizzare una strategia specifica.


Per tale obiettivo è necessario ancorare il rapporto imprese e AA.CC ad una base culturale all’altezza della situazione e dei compiti da assumere ciascuno con il proprio ruolo ma per costruire fatti di bene comune.


 


5) ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI E IMPRESE LUOGHI NECESSARI PER NUOVE TUTELE 


 


Le associazioni dei consumatori che intendono misurarsi a fondo con la cultura della responsabilità sociale di impresa sono chiamate a declinare correttamente il loro ruolo di Stake Holder (portatore di interessi verso le aziende). Quest’opera riesce a condizione che l’associazione privilegi l’accesso alla giustizia alternativa e integrativa come percorso “altro “ rispetto all’accesso alla giustizia ordinaria che riconduce al “processo” e intenda fondarlo sulla cultura della mediazione con l’ambizione di aggregare e rappresentare il consumatore informato ed esigente. Sul versante delle imprese l’opera riesce a condizione che, anche per merito di una riflessione responsabile sulla crisi, esse siano disponibili a superare concretamente la filosofia riduzionistica delle forme di impresa , iscrivibile a Milton Fiedman (1962) che da un cinquantennio propone e convince cha l’unico ruolo del manager debba essere quello di soddisfare le esigenze degli azionisti. Qualunque deviazione da questo comportamento viola il suo mandato fiduciario. Secondo questo approccio le imprese  devono essere aziende orientate al profitto il cui unico obbligo sociale è quello di rispettare le leggi ed assolvere ai loro obblighi fiscali . Gli utili tassati consentiranno allo stato di intervenire a favore dei bisognosi .


Aderire alla cultura della responsabilità sociale di impresa parte necessariamente dalla convinzione che nella società e nell’economia moderna l’efficienza rapportata solo al profitto non è un valore primo. Essa deve riferirsi contestualmente alle esternalità sociali e ambientali che concretamente sono luoghi necessari di nuove tutele.


Essa deve riferirsi necessariamente per l’impresa alla condivisione del “cliente” come valore primario dell’azienda , cliente non merce ma soggetto umano dotato di dignità , di diritti e di doveri in campo economico e sociale e altrove.


 


6) LA SCELTA CULTURALE CHE HA FONDATO IN ITALIA LA CONCILIAZIONE- MEDIAZIONE NEGOZIATA E LO STESSO CONSUMERS’ FORUM.


 


E’ noto in Europa che l’esperienza di mediazione-conciliazione  paritaria negoziata fra AA.CC e imprese è apprezzata e considerate come specifica e atipica . Essa ha avuto inizio con la negoziazione Sip (fino al 1994 poi Telecom)  e associazioni dei consumatori il cui frutto è stato il Protocollo di intesa sottoscritto il 28 febbraio 1989 che stabiliva la reciproca collaborazione secondo criteri di correttezza e trasparenza “.


La trattativa fu avviata con l’intervento del presidente Ernesto Pascale che illustrava proprio i contenuti fondamentali della cultura della responsabilità sociale di impresa.


La stessa cultura che condivisa da giornalisti, esperti universitari, dirigenti di associazioni dei consumatori e di aziende ha portato alla nascita di Consumers’ Forum .


C’ è un’altra data che merita una riflessione è quella del 10 marzo 2004 in cui viene rinnovato il protocollo di Intesa Telecom – AA.CC e varato il nuovo regolamento con l’abbandono della procedura “bifasica”  “conciliazione e arbitrato “ con la scelta della procedura “monofasica” con l’adozione del solo modello “paritario”.


Con il nuovo protocollo AA.CC – Telecom il sistema della mediazione – conciliazione negoziata si emancipava dalle istituzioni, mantenendo il dialogo con esse e delineava un progetto ambizioso . “dare attuazione alla direttiva 2005 29 CE relative alle pratiche commerciali sleali  tra imprese e consumatori nel mercato interno ed in particolare al cap. 3 codici di condotta, da qui l’intesa su metodi e obiettivi per un rapporto di confronto, negoziazione e ricerca di collaborazione costante fra azienda e AA.CC.”


Considerate le due parti: nuovo protocollo con  nuovo regolamento da un lato e progetto ambizioso possiamo scrivere di “sviluppo delle pratiche commerciali leali” dall’altro lato , la prima ha camminato, la seconda è rimasta ai nastri di partenza e questo ad otto anni di distanza.


Non solo la prima divenuta “monofasica” e fattasi più semplice e chiara, oltre che certificata dal successo dimostrato, si è prestata alla duplicazione e così è avvenuto , prova ne è che, come citato in apertura , che  oltre 20 grandi aziende nazionali oggi adottano il modello omogeneo di protocollo e di regolamento di mediazione- conciliazione negoziata  con le AA.CC.


Questa evoluzione va apprezzata come un fatto oggettivamente positivo: disponiamo oggi di un sistema Adr costruito dalle aziende e dalle AA.CC, delimitato dai numerosi accordi quadro con quasi tutte le grandi imprese italiane che rappresenta una base potenzialmente molto promettente per collocare nuove tutele .


 


7) IL SISTEMA DELLA MEDIAZIONE-CONCILIAZIONE NEGOZIATA TRA AA.CC E LA MANCANZA DELLA SOSTENIBILITA’ ECONOMICA.


 


Nei primi anni dell’esperienza , caratterizzata dai Progetti pilota “conciliazione e arbitrato “ la sostenibilità economica era assicurata da SIP che provvedeva con circa 250 milioni di lire ( 50% del budget) alle spese di organizzazione e formazione e con uguale cifra con la Commissione Europea che rimborsava i conciliatori delle associazioni dei consumatori . Nella fase successiva, salvo le due esperienze prima citate  la sostenibilità economica del sistema mediazione-conciliazione negoziata è stato assicurato dalla supplenza prestata generosamente dalle associazioni dei consumatori .


Questa funzione di supplenza è in fase di oggettivo esaurimento.


D’altra parte siamo in presenza di segni di decadimento della stessa pratica di gestione dei regolamenti di conciliazione . E’ il caso della gestione delle pratiche, cosiddette “orfanelle” che arrivano all’azienda senza passare per le associazioni dei consumatori, capita ora che il conciliatore aziendale si limiti a proporre al conciliatore consumerista quanto l’azienda è disposta a concedere, senza fornire dati e documenti di valutazione della controversia,  riducendo così l’opera di dello stesso a mero passacarte esposto suo malgrado,  sovente alle critiche dell’utente e consumatore


 


 


8) COME RICOSTRUIRE LA SOSTENIBILITA’ ECOMNOMICA DEL SISTEMA DI MEDIAZIONE – CONCILIAZIONE NEGOZIATA


 


La conciliazione paritaria si è dimostrata in Italia una esperienza di successo, con risultati quantitativi di massa, una procedura capace di interventi capillari, diffusi, efficaci, gratuiti o poco onerosi ciononostante è caduta in una condizione di insostenibilità . La battaglia per il riconoscimento pubblico e il sostegno non pubblico nel senso che deve attingere alla spesa sociale ma tramite le risorse derivanti dalle multe antitrust  ( scelta coerente con la loro natura)  non va dismessa , anzi va rilanciata sistematicamente creando per lo scopo un fronte comune fra imprese e associazioni. Complice anche la crisi, tuttavia,  anche questo fronte comune per altro da costruire, non è sufficiente se le associazioni dei consumatori da una parte e le imprese dall’altra non precisano il loro ruolo e la loro responsabilità rispetto al tema .


Ora le associazioni dei consumatori sono chiamate a sgomberare il terreno da eventuali ambiguità, equivoci e fraintendimenti . In tema di sostenibilità le associazioni non chiedono un euro di spese generali per la propria organizzazione, i propri sportelli e il proprio personale. Oggetto di negoziazione, in una logica sociale no-profit è il costo dell’intervento sulla pratica di gestione del reclamo e della controversia, operato dallo sportello, dall’operatore e dal conciliatore consumerista nello svolgimento di quel ruolo di terzo fiduciario prima descritto e motivato. Le associazioni non devono chiedere di imboccare la strada a dispersione di risorse a pioggia.


Per le imprese il discorso si fa più complesso.


Il fatto che l’approfondimento del tema si svolga presso Consumers’ forum denota che le aziende prese come interlocutrici sono  imprese moderne disposte a misurarsi con il mercato a dimensioni globali.


Imprese pertanto che nell’ottica della ricerca della qualità totale mettono il cliente e non il prodotto- servizio al centro del business . Esse puntano ad aumentare  il fatturato aziendale garantendo  al contempo un livello elevato di custumer satisfation .


Esse conoscono l’aumento della complessità tecnologica dei prodotti-servizi e che questo rende più problematica per il consumatore la formulazione dei criteri di scelta chiari ed espliciti e per questa consapevolezza puntano su una più attenta politica di azioni e di attenzioni  capace di avvolgere il prodotto- servizio offerto a misura di consumatore e utente,


L’impresa moderna intende misurarsi con il consumatore informato che cerca nel consumo l’integrazione di più bisogni e con l’evoluzione della domanda per la quale  più che in passato il consumatore è alla ricerca di prodotti e servizi di qualità superiore .


L’impresa moderna cura tutte le possibili fonti di vantaggio competitivo e per questo punta sullo sviluppo delle risorse immateriali dell’impresa connesse  a valori aggiunti come la marca, la best practice, il bilancio sociale , la conciliazione.  L’impresa moderna accetta il confronto con il consumatore esigente perché da esso trae la spinta per modernizzarsi e competere con successo sul mercato .


L’impresa al tempo stesso condivide l’idea che nell’economia moderna l’efficienza rapportata solo al profitto non è un valore primo e si sente impegnata sul terreno delle esternalita’  umane e ambientali , quindi attenta alle esigenze di servizio universale e disponibile a qualificarsi quale luogo di nuove tutele


L’impresa e il sistema delle imprese di conseguenza sono chiamati a investire risorse per realizzare gli obiettivi qui richiamati .


Il tema della insostenibilità del sistema di conciliazione negoziata si colloca e si misura oggi in questo quadro.


E in esso c’è un primo dato che è anche una conseguenza logica e necessaria: una procedura di conciliazione negoziata , magari presa a fotocopia da altre precedenti che si limita alla gestione dei reclami e della controversie i cui costi sul versante consumerista restino a carico delle associazioni dei consumatori non ha ragione di essere.


ESSA HA SENSO E  EFFICACIA SE CONTEMPORANEAMENTE IL PROTOCOLLO DI INTESA COMPORTA LA POSSIBILITA’ DI CONFRONTO,  DI DIALOGO E DI COLLABORAZIONE SUL PIANO INDUSTRIALE DELL’IMPRESA E SULLA QUALITA’ DEI BENI SERVIZI PRODOTTI DALLA AZIENDA . IN ALTRE PAROLE L’ASSOCIAZIONE DEI CONSUMATORI DEVE POTER ESERCITARE IL RUOLO DI STAKE HOLDER, PORTATORE DI INTERESSE VERSO L’IMPRESA.


A questo proposito è giunto il momento di fare una verifica dell’andamento di procedure negoziate chiedendoci , se accettando l’attuale situazione le associazioni non divengono corresponsabili della indisponibilità di aziende a rinnovarsi e del fatto che tale ritardo venga a scaricarsi sui consumatori in materia di permanenza o aggravamento di pratiche commerciali scorrette. Qualora tale verifica non consentisse di sgomberare ombre e dubbi di fondo le associazioni dei consumatori dovrebbero trarre le logiche conseguenze . In altre parole si porrebbe il problema dell’abbandono delle procedure negoziate per sostituirle,  anche in modo coordinato fra associazioni,  con il ricorso alle Autorità e ai giudici di pace.


UNA SCELTA COMUNE DI FONDO


Nel quadro delle responsabilità delle aziende e del loro ruolo sopra delineati, l’impresa al pari delle associazioni dei consumatori che già lo fanno, è chiamata  a farsi carico, come corresponsabile,  della sostenibilità economica del sistema della mediazione- conciliazione negoziata cosa che oggi non avviene . Si tenga sempre presente il dato strutturale: l’associazione non è la controparte, è soggetto fiduciario facilitatore, controparte l’associazione diventa se si va in tribunale . La leale disponibilità a contribuire , facendo la sua parte, nel sostegno dei costi della mediazione paritaria costituisce la base di credibilità per l’azione da condurre insieme imprese e associazioni come fronte comune verso le istituzioni. Deve trattarsi di una scelta comune matura da compiere e dichiarare in tutta trasparenza consapevoli che anch’essa è parte di una filosofia paritaria .


ELABORARE PROPOSTE E SOLUZIONI CONCRETE E COERENTI


 Proprio la filosofia richiamata non consente la pretesa di caricare sulle aziende l’intero costo degli sportelli di conciliazione e dei conciliatori delle associazioni che intervengono, come abbiamo chiarito quali soggetti fiduciari e quindi a titolo diverso, da quelli aziendali che sono  di parte.   Non è mai stato così e non deve esserlo per il futuro, le spese di organizzazione della rete degli sportelli, i costi generali, non devono e non possono  essere caricati sulle aziende , perché sono di pertinenza  delle associazioni dei consumatori  ed esse possono essere  sostenute da misure di promozione  consumerista istituzionale  alimentata , lo ribadiamo dalle risorse provenienti dalle multe antitrust . Il coinvolgimento delle imprese merita di avvenire a titolo di concorso spese sostenute,  nella attività specifica e va riferito direttamente alla pratica e al numero di pratiche, alle pratiche di gestione del reclamo e del procedimento di conciliazione, pertanto direttamente ed esclusivamente al lavoro svolto.  Qui ci viene in soccorso un altro dato: l’economicità della conciliazione paritaria rapportata alla sua efficacia , essa, a nostro avviso merita di essere conservata anche come strumento anticrisi dei costi della giustizia.


Di conseguenza l’impresa che opera nel quadro della R.S.I, per acquisire le risorse necessarie può disporre e noi ne proponiamo l’approfondimento, l’inserimento nel suo necessario bilancio sociale, di una voce con finalità trasparente : motivata per azioni di composizione pacifica di eventuale contenzioso ; per azioni di tutela dei clienti , per procedure di conciliazione paritaria o simili .


Se l’azienda non è disponibile per tale scelta, per altro oggettivamente  di lieve onerosità non si può sostenere seriamente che l’azienda riconosce l’associazione di consumatori come “portatore di interessi verso di essa” . Semmai c’è ragione per sostenere che la valorizzazione delle qualifica di  “portatrice di interessi verso l’azienda “ svolto dalla associazioni dei consumatori non deve riguardare solo il compenso dei conciliatori consumeristi ma deve comprendere  progetti di  coformazione e aggiornamento dei quadri e degli operatori delle associazioni e dei quadri e operatori delle aziende, per mettere insieme competenze . Si tratta di materia da sottoporre ad un utile confronto , dialogo , negoziazione e concertazione .


LA MODALITA’ DI GESTIONE E LA LETTURA DA DARE ALLA OPERAZIONE .


Solo due mesi fa questa tematica sembrava motivata ma a di la da venire. Si è fatta attuale proprio in questi giorni con la notizia dell’avvio del Bando del Ministero dello Sviluppo Economico per un  compenso alle conciliazioni paritetiche nel comparto delle telecomunicazioni destinato ad operare per il tutto il 2013.


Tale Bando interviene mentre Poste Italiane , Ferrovie dello Stato, Ania hanno deliberato di riconoscere un compenso per le conciliazioni . Continuando sul percorso della nostra analisi la soluzione , senza per questo incorrere in alcun rifiuto di un riconoscimento delle imprese per le conciliazioni  per altro modesto, io continuo a sostenere , nel rispetto del principio di indipendenza  che i versamenti delle imprese non devono dar vita ad un versamento diretto di somme alle associazioni ma a soggetto terzo privato o pubblico. Ora Il Bando del Mise anche per la consistenza del compenso stabilito per ciascuna conciliazione non deve far correre il rischio che le imprese si sentano esonerate dal contribuire a sostenere i costi delle conciliazione: quelle che già si sono mosse e quelle che dovrebbero sentirsi chiamate a farlo . Se così fosse, finito il bando ci troveremmo di nuovo in una situazione di insostenibilità . Si tratta pertanto di lavorare su due percorsi da far progressivamente convergere: quello della responsabilizzazione delle imprese che deve portare ad una crescita del numero di esse che decidono di contribuire puntando preferibilmente alla costruzione e alla alimentazione di un fondo o di fondi ; quello del dialogo con il Mise per collegare l’intervento del Bando, “ dargli continuità integrarlo con gli interventi delle imprese” riprendere con forza l’idea di un Fondo conciliazione , con Garanzia Istituzionale alimentato da stanziamenti provenienti dalle multe antitrust e da contributi delle imprese in ragione, perché no? della mole del loro contenzioso.  


Il Mise differenza del passato nel quale si era appoggiato a Unioncamere , ha scelto di avvalersi di un istituto che gode della condizione giuridica per gestire una compartecipazione del tipo che qui ho proposto . Ora si tratta di un inizio che consente l’apertura di una strada per la quale è possibile costruire progressivamente una soluzione organica e stabile che assicuri la sostenibilità del sistema della conciliazione paritetica ma   per questo abbiamo bisogno di un fronte comune associazioni e imprese.


IL FRONTE COMUNE IMPRESE ASSOCIAZIONI PER QUALE STRATEGIA .


Essa è stata già indicata dal Documento votato alla unanimità dal CNCU e si compone di tre tappe:


A). PASSARE DALLA PROCEDURA DI MEDIAZIONE NEGOZIATA ALL’ORGANISMO DI GESTIONE PARITARIA DELLA PROCEDURA. Perché ci sia la conciliazione paritaria effettiva è necessario compiere il passaggio dalla procedura alla gestione paritaria della procedura e questo lo si ottiene attraverso un organismo che non può essere che paritario di gestione della procedura stessa. ad es.un comitato di gestione paritario formato da  6-8-10 componenti per metà di nomina aziendale, per metà di nomina delle associazioni dei consumatori. Esse potranno adottare il criterio della turnazione che ha già dato buona prova di sé in altri campi.


Questa proposta è già stata attuata per la mediazione – conciliazione paritaria con Poste Italiane, con il protocollo Ania e distingue chiaramente “ lo Schema di Protocollo di Intesa sulla Conciliazione Paritetica tra Comune X/ Azienda X e Assocciazione dei Consumatori “ elaborato dal Comitato CNCU .Regioni anche in collaborazione con l’ANCI. Nel Regolamento tale documento recita “Art. 1 Disposizioni generali. Tra le parti viene costituito il Comitato paritario di gestione , che presiede a tutta l’attività prevista e disciplinata dal presente regolamento.


Il Comitato paritario di gestione è composto da un numero pari di rappresentanti della azienda e delle associazioni , i primi di nomina aziendale, i secondi di nomina delle associazioni dei consumatori , secondo un criterio turnario . Il Comitato Paritario sui avvale della Segreteria di conciliazione e della Commissione di Conciliazione “.


Risultato: abbiamo non una procedura ma un organismo extra giudiziale di mediazione -  conciliazione, pertanto la conciliazione paritaria in senso pieno .


Sul percorso di realizzazione progressiva di questa proposta si possono far convergere le intese con le singole aziende un una procedura e in un organismo extragiudiziale di comparto: quelli delle telecomunicazioni e quello della energia sono già maturi per tale passo in avanti.


 


B)          ATTIVARE IL FRONTE COMUNE AZIENDE E AA.CC PER INSISTERE NEL CHIEDERE L’ATTUAZIONE DELL’ART. 141 DEL CODICE DEL CONSUMO.


 


Un fronte comune  si costruisce tra associazioni e imprese che sposano una linea unitaria e ci credono.


Un fronte comune che sorretto da reciproca fiducia e con chiarezza dei ruoli diversi può realizzare intese anche di tipo nuovo creativamente .


 


Il Fronte Comune ha avuto nei primi anni 90 una applicazione esemplare di cui è utile avere memoria : la serie dei “progetti pilota : conciliazione e arbitrato acquisiti operando insieme verso le istituzioni e con una impostazione di cofinanziamento fifty-fifty tra Sip-Telecom e CE dove l’azienda si faceva carico dei costi di organizzazione e di formazione e la CE dei costi per i compensi ai conciliatori.


 


Il Fronte Comune ha pieno diritto di cittadinanza nel chiedere l’attuazione dell’art. 141 del Codice del Consumo e l’inserimento in esso a pieno titolo della conciliazione paritaria.


Lo abbiamo chiarito in partenza sono tre documenti CE in esso richiamati a fondare tale diritto: la Raccomandazione 1998/257/Ce; la 2001/310/Ce la Risoluzione del Consiglio d’Europa del XXV maggio 2000. L’attuazione dell’articolo 141 deve servire ad iscrivere gli organismi della mediazione negoziata nell’elenco previsto degli organismi extragiudiziali in materia di consumo.


Alla stessa attuazione dell’art.141, come ha già fatto il citato documento unitario del CNCU, si può chiedere l’istituzione di un FONDO CONCILIAZIONI, nel quale insieme a risorse provenienti dalle multe antitrust possono confluire anche altri contributi compresi quelli delle imprese che in questo documento proponiamo di accasare transitoriamente presso soggetti privati o pubblici oggi disponibili a partire dal Consumer’Forum.


 


C) Con l’attuazione coraggiosa e coerente della linea proposta in questo documento si riprende il riferimento all’art. 7 del DM 180 – 2010 sulla funzione della conciliazione paritaria, si pone mano con determinazione alla crisi di sostenibilità del sistema di mediazione- conciliazione paritaria, si esce da una condizione di inferiorità e subalternità rispetto alla mediazione professionale, si riprende un cammino di sviluppo di una esperienza di giustizia coesistenziale partecipata, ricca di valori, potenzialmente moderna e promettente